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Piccoli Supermen

Part II sent by Piri and uploaded on data 08/February/2003 03:09:40


Avrebbe voluto stritolarli tra le dita edavrebbe potuto farlo facilmente, ma la sua vendetta sarebbefinita subito ed un'alta occasione del genere, pensò, non lesarebbe ricapitata. "A cosa vi sono serviti anni diallenmento coi pesi?" disse alle vittime predestinate deisuoi giochi "Luca non ha sputo opporre la minima resistenzaal mio piedino numero 36 ed è diventato poltiglia sotto i miei56 chieltti di peso; allora non era vero che riuscivate asollevare oltre cento chili, siete deboli e bugiardi, mi fateschfo!". Mise allora Paolo dentro al suo forno a microondecosì che potesse vedere cosa avveniva fuori e si divertì unsacco a fingere di voler accendere il forno per cuocerlo ben bene.Indossò di nuovo le scarpette con cui aveva maciullato il corpodi Luca e tenendo sempre in pugno Guido, che non riusciva a direuna sola parola, andò a prendere un piccolo mulino, unariproduzione che suo padre tanti anni prima le aveva riportatodall'Olanda. Lo appoggiò su di un tavolino posto davanti aldivano così da potersi mettere comoda e far sì che Paolo sigodesse lo spettacolo dal vetro del forno. Quel piccolo mulinoera in tutto uguale a quelli veri solo che per muovere la piccolaruota di cui era corredato vi era una manovella che servivaappunto per simulare il vero funzionamento di quelli a grandezzanaturale e poteva servire casomai, in una casa, per macinare ilpepe.

Mise Guido in piedi dinanzi alla ruotadel piccolo mulino, ruota che però pesava venti volte il suocorpo, ovvero come una tonnellata e mezzo per un uomo normale, elo invitò a mettersi a camminare velocemente per non finirestritolato. Cominciò quindi ad azionare la manovella ed iniziòuna piccola ma divertente giostra ai danni di Guido. Di tanto intanto Flavia fermava la ruota e cominciava ad azionarla in sensoopposto così da constringere la piccola vittima a bruscheinversioni di rotta. Guido non aveva scampo, ma l'istinto disopravvivenza lo spingeva ad usare ogni sua energia nel tentativodi evitare ciò che invece era inevitabile cioè la sua fine conl'unico risultato di far divertire la sua padrona; lei di nuovopoteva vedere completmente in suo potere un essere che prima dirimpicciolirsi sapeva solo bearsi della propria prestanza fisica.Adesso non più, anzi dopo pochi minuti era così a corto difiato da non riuscire neppure più a gridare per implorare pietà.Solo una parola gli uscì dall'ugola con vigore: "scusa".Sembrò ridicolo eppure intendeva scusarsi dell'atteggiamentotenuto a suo tempo con Flavia e lei dette l'impressione dicredere alla sincerità di quelle scuse, perchè smise di farcorrere l'ometto.

"Tu meriti più rispetto di Luca",disse lei, "chi chiede scusa e capisce di aver sbagliatomerita un premio", inserì quel minuscolo nella parteposteriore dello slip, di pizzo, che indossava e curò diposizionarlo esattmente tra quelle meravigliose chiappe che nonaveva voluto concedere a Luca, ma con lo sguardo volto verso ilbasso così da vedere contro quali enormi ostacoli lei avrebbepotuto frantumarlo in ogni momento. "Sarai salvo se mi diraiper intero come ci si sente nella tua condizione e cosa pensavatedi me prima" disse lei con tono che non ammetteva replicheanche perchè mentre parlava Flavia fece finta di accostare ilsedere ad una sedia di legno minacciando cioè di morte imediatail piccoletto. Guido rispose "mi sento un verme, unapiattola di fronte a te, farei qualsiasi cosa per farmi perdonare,e dire che prima dicevamo di te che eri piccoletta e che permettertelo tra le chiappe avremmo voluto del denaro da te, tantoci sembravi insignificante.

Ci avrebbe fatto schifo anche soloprenderti in braccio ed ora darei qualsiasi cosa per poterlo fare".Flavia era rossa dalla rabbia e seppe solo rispondere "puoifarlo, prendimi in braccio" avvicinandosi minaciosamente colculo alla sedia ed avvicinando Guido alla morte sicura; si fermòad un centimetro dala sedia così che lui potese puntare lebraccia contro questa per cercare inutilmente di difendersi eproseguì esclamando "sei perdonato, ora sono tutta tua,proprio tutta tua" e si mise a sedere con lentezza datortura cinese (ci mise diversi secondi) per assaporare ilcontatto tra il suo culo e quel corpicino che stava spiaccicandofino a ridurlo in poltiglia. Riuscì ad avvertire anche il rumoredelle piccole ossa che di fatto scoppiavano sotto il suo peso edi nuovo, grazie a quegli ometti fu vicina al piacere più totale.Quindi si voltò verso Paolo, ancora rinchiuso nel forno.

Continua...



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