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Chi la fa...

Part I sent by Jryan^ and uploaded on data 15/February/2003 20:28:22


Come quasi tutti i pomeriggi , verso le 4 , uscii di casa e percorsa la silenziosa via alberata illuminata dal sole di maggio arrivai a casa di Marco.

Andavo volentieri da lui, aveva un giardino immenso , e possedeva i più diversi tipi di animali, dai cavalli alle anatre, alle tartarughe di terra ai pappagalli dai colori più accesi che io abbia mai visto. Inoltre a casa sua non c’era mai nessuno a parte la madre A. e la sorella C.

A. se ne stava sempre in cucina a preparare la cena e raramente si sedeva comoda in poltrona a guardare la tv nel salotto ben arredato in un sobrio stile rustico. La sua voce ci raggiungeva ovunque quando ci aveva preparato la merenda o fosse stata ora di cena, noi , dopo le estenuanti corse in giardino la raggiungevamo e trovavamo la tavola apparecchiata e imbandita delle più squisite prelibatezze. Lei ci guardava mangiare sedendosi con noi e sfilandosi i sandali. Quando avevamo finito sparecchiava e chiamava C. per mangiare insieme a lei che aveva sempre tanto da studiare. C. faceva l'ultimo anno dil liceo e per un motivo o per l’altro si limitava a studiare solo nelle ultime ore del pomeriggio interrompendosi mille volte per rispondere al telefono che non smetteva mai di squillare.

Spesso ci divertivamo a farle degli scherzi ma ultimamente A. ce lo impediva, pregandoci di lasciarla studiare.Quando ,però raggiunsi Marco che aspettava sul cancello, lui mi disse :<<Non è che oggi possiamo andare da te? C. è arrabbiatissima perché oggi è andata male ad un interrogazione e dice che è colpa nostra che non la lasciamo mai in pace!>>Io risposi :<< Per me va bene, andiamo da me !>> ma proprio mentre ci stavamo per avviare giù per la discesa la voce di A. ci interruppe :<< Dove andate?!>>

Marco rispose:<< Andiamo da Ricky, così almeno non disturbiamo C.!>>A. allora esclamò:<< Ma dai! Rimanete qui in giardino e fate piano! È stupido che vi rinchiudiate in casa davanti al pc con questo bel tempo!>>Noi seguimmo il consiglio di A. e ci mettemmo a giocare tranquilli in giardino.Poco dopo A. uscì di casa con la borsa in spalla, ci salutò da lontano e disse :<<Vado a fare la spesa , state attenti, torno più tardi!>> La salutammo.A. era una donna molto affascinante e la sua figura era per me rassicurante e familiare come se fosse stata una mia parente.

Quando A. Fu uscita Io e Marco decidemmo di fare merenda per conto nostro, andammo così in cucina e ci preparammo del latte e dei cereali al cioccolato. Mangiammo con foga e poi via di corsa in giardino a continuare a giocare.C. sembrava non curarsi di noi ed eravamo sicuri di non disturbarla affatto se ci inseguivamo e gridavamo in fondo al giardino , vicino al recinto del cavallo. Non era così. D’un tratto vedemmo C. sopraggiungere minacciosa , camminando a piedi nudi sull’erbetta verde ben tosata; indossava una larga felpa grigia che la copriva fino a metà coscia, delle mutandine bianche  e aveva i capelli raccolti dietro da nuca.

<< Adesso mi avete stufato! State zitti!>> esclamò piena di rabbia, come se fossero ore che si trattenesse dal venirci a sgridare. Io e Marco le andammo incontro e le chiedemmo scusa dicendole che saremmo stati più silenziosi, C. non volle sentire scuse e disse:<<Non me ne importa niente, è tutto il pomeriggio che non mi fate studiare! Adesso vi rimpicciolisco e non se ne parla più!>> Io indietreggiai spaventato:<< NO! Ti prego C.!!>> Lei scosse il capo:<< Non fate le femminuccie, una volta fatti piccoli piccoli potrete giocare e urlare quanto vi pare, vi porto in salotto e almeno così non darete fastidio a nessuno!>>Ricordavo che già una volta, un paio di settimane prima, C. ci aveva rimpicciolito con il suo strano apparecchio comprato apposta per noi , in modo che riuscisse a studiare tranquillamente. Ricordavo che ci aveva lasciati in cucina e che se ne era andata a studiare in camera sua , promettendoci di riportarci alle dimensioni normali appena finito. Ci aveva rimpiccioliti fino a tre, forse due centimetri di altezza, sicuramente troppo piccoli per essere visti da A. che stava per rincasare. A. ignara della nostra situazione arrivò in cucina e rischiò di schiacciarci sotto le suole dei suoi enormi sandali per troppe volte. Alla fine io e Marco ci rifuggiammo sotto la credenza e li attendemmo che C. ci tirasse fuori da quell’inferno.

Quando raccontammo ad A. ciò che era successo , lei vietò a C. l’uso del rimpicciolitore a sua insaputa ma anche oggi stava per succedere la stessa cosa.C. non curandosi del nostro spavento rimpicciolì me e Marco fino a tre centimetri di altezza. Ci ritrovammo tra i fili d’erba alti del giardino , sotto l’immensità di C che ci guardò sorridente dall’altro mostrandoci con non curanza le sue mutandine da un punto di vista molto sensuale.

<< Oh! Guardate come siete carini così piccoli!>> disse e si chinò lentamente su di noi. Io avevo le narici pervase dall’odore dei suoi piedi che non dovevano essere molto distanti , al di là dell’alta foresta di erba. Quando le dita della sua mano destra ci afferrarono mi sentii un insulso animaletto alla mercé della bella gigantesca diciottenne. C. ci portò in salotto e ci mise sul tavolo posto tra i divani. Poi si sedette su un divano e si mise a leggere un pesante libro di storia.

Io e Marco ci guardammo annoiati, era terribile essere di nuovo piccoli. Per di più C. decise di allungare i piedi sul tavolo e li incrociò proprio davanti a noi. Osservai le sue piante morbide e rosee innalzarsi per parecchi metri sulle nostre teste e poi sbuffai. Speravo solo che A. sarebbe arrivata al più presto.<< Se non avete niente da fare fatemi un bel massaggino alle dita dei piedi! Se siete bravi vi faccio tornar normali!>> disse C. e ci porse le lunghe e odorose dita , divaricandole e annichilendoci. Marco , svogliatamente iniziò a massaggiare l’alluce della sorella e io un po’ imbarazzato mi adoperai  a massaggiare con vemenza il suo morbido avanpiede. C. ci lasciò lavorare per un bel po’ , poi disse sorridendo:<<bravi schiavetti!>> e così dicendo abbassò il piede su di noi e ci pestò dolcemente sotto la pianta soffice e calda. Noi ci dimenammo un po’ ma poi dovemmo sottostare e C. ci tenne li sotto finchè non arrivò la madre.A. Vide il mio braccio spuntare da sotto le dita del piede di C. e disse arrabbiata:<< Ma che diamine! Li hai rimpiccioliti di nuovo!>> C. annuì e sollevò il piede da noi che subito facemmo un respiro di sollievo.

A. lasciò cadere le buste della spesa e si avvicinò al tavolo dicendo:<< Poverini, son tutti sporchi! Ma potevi almeno lavarti quei piedacci prima di pestarli!>> C. sorrise e poi disse :<< Vado a studiare in camera mia !>> A. la fermò per un braccio:<< Prima falli tornare normali!>> C. scosse il capo :<< Fanno troppo casino!>> A. allora trasalì ed urlò assordandoci:<< Non puoi tenerli così! Dammi il rimpicciolitore forza!>> C. lo tenne stretto in mano , le due si strattonarono per un po’ e alla fine C. lasciò il rimpicciolitore , A. non riuscì a stringerlo nella mano e l’oggetto si infranse a terra.

Io e Marco restammo allibiti e A. si mise una mano sulla fronte.C. esclamò salendo in camera sua :<< Adesso ne devo comprare un altro e chissà quando sarà nuovamente disponibile!>>A. si voltò verso di noi:<<mi dispiace ragazzi!>> io mi misi la testa tra le ginocchia e M si sedette pesantemente con il capo basso; adesso chissà per quanto tempo saremmo rimasti così.

A. si venne a sedere davanti a noi e ci guardava dall’altro, era molto schiva ed evitava di toccarci o di avvicinarsi troppo, aveva paura di essere troppo violenta e poco delicata date le sue dimensioni; era una bella donna, alta almeno 1.74, con grandi mani dalle dita lunghe ed enormi piedi proporzionati alla sua altezza, un 42 abbondante. Non osava nemmeno immaginare che fine avremmo potuto fare sotto il suo peso. Ci guardava con occhi preoccupati e pensava:<<Mannaggia, non sembrano neanche persone! Sono piccoli come delle formichine!>>La cosa più brutta era che non riuscivamo nemmeno a parlare con A. non ci sentiva e così la guardavamo con occhi supplici mentre in tutta la stanza si diffondeva il suo odore. Le sue ginocchia nude che spuntavano da sotto la gonna erano più o meno alla nostra altezza ed erano immense,le mani, posate sulle cosce erano gigantesche e sproporzionate confronto alle braccia e al seno e al viso che invece erano piccole e sempre più distanti.D’un tratto A. pensò che avrebbe dovuto tenerci almeno su di morale e disse :<< va là! Adesso vi porto in camera di Marco, in mezzo a tutti i vostri giochi così non pensate a quanto è scema C.!>>Si alzò e fece per chinarsi ma esitò : aveva paura di farci male. Pensò tra l’altro a cosa poter raccontare ai miei genitori. La vedemmo esitare e allora la incoraggiammo a prenderci; se per noi C. era un incubo , A. era come una dea e bramavano di essere stretti nelle sue grandi mani , sicuri che sarebbe stata delicatissima.

A. allora ci avvicinò la mano e disse :<< è che ho paura di farvi male!>> tirò indietro la mano e disse :<< ho un idea!>> si sfilò un sandalo e ce lo avvicinò dicendoci:<< Salite sulla suola…a parte l’odoraccio credo che sarete più comodi!>>Osservammo l’enorme sandalo posarsi davanti a noi con l’impronta del gigantesco piede di A. stampata in un marrone più scuro su tutta la suola. SI poteva riconoscere la forma di ogni singolo polpastrello. Noi salimmo nel sandalo di A. e lei sorridente , forse perché aveva constatato le nostre ridicole dimensioni ci sollevò con delicatezza e si sfilò anche l’altro sandalo per poi camminare scalza fino alla camera di Marco. I suoi passi erano attutiti dalle morbide carni dei suoi piedi, e quando ci posò sul pavimento e vedemmo le sue estremità in primo piano sussultammo. Marco , forse perché spaventato, io perché stupido dalla bellezza delle sue estremità.

A. si innalzava sopra di noi come una Gigantessa e i suoi bei piedi odorosi ci fecero sentire degli insulsi insettini prossimi a fare una fine terribile.<< Torno da voi più tardi, adesso vado a prepararvi la cena, cercate di non farvi male!>> Disse con tono dolce mentre si voltava, mostrandoci i suoi talloni ruvidi e scatenando un terribile terremoto; io tesi le braccia verso di lei, temevo che C. studiando nella stanza accanto sarebbe tornata ad infastidirci. A. mi vide e si fermò dicendo:<< cosa c’è Ricky?>> io indicai la parete , riferendomi alla stanza di C. mentre Marco, nervoso e spaventato si sedette moggio , passandosi la mano tra i biondi ricci. A. non capì cosa le volessi far capire  così io le feci cenno di portarci in cucina con lei, anche se sapevo quanto sarebbe stato stressante per quel colosso fare attenzione a due formichine come noi. A. scosse il capo e disse:<< Non se ne parla! Vi potrei pestare tutti interi sotto il mignolo del mio piede, restate qui e non combinate guai.>> uscì e sentimmo i boati dei suoi passi sempre più lontani.

Io e Marco ci avvicinammo ai nostri giochi, i pupazzetti dei lego erano un po’ più grandi di noi ed era impossibile giocarci. In compenso A. aveva lasciato il suo sandalo li nella camera e noi andammo a giocarci; ci arrampicavamo sulle cinghie scivolavamo sulla suola liscia e dopo qualche minuto fummo esausti e tutti impregnati dell’odore dei piedi di A. Quando A. ci tornò a prendere ci vide addormentati nel suo sandalo e sorrise intenerita. Decise di non svegliarci ma bastò un suo passo a farci saltare in piedi terrorizzati. Marco si mise quasi a piangere ed A. si chinò su di noi dicendo:<< State tranquilli ! va tutto bene!>> ed esitò, non sapeva se cercare di confortarci prendendoci nelle sue mani o se confortarci dall’alto , come se fosse una voce divina.

Naturalmente sia io che Marco desideravamo un po’ di affetto  visto come ci aveva trattato poco prima C. Ci avvicinammo al piede destro di A. tendendo le mani in alto come se chiedessimo aiuto, lei restò ferma e anzi si alzò in piedi perplessa. Allorna noi ci stringemmo alle dita del suo piede. Mi abbracciai al suo gigantesco alluce , con le lacrime agli occhi e con le labbra poggiate su di esso mentre Marco sprofondò tra il terzo e il quarto dito rannicchiandosi come se fosse stato tra le braccia della madre.

<< Su! Di che vi disperate!>> disse A. Si sentì intenerita ma ugualmente si limitò a lasciarci strisciare ai suoi piedi. Troppo spaventata al pensiero che ci potesse ferire,anzi, il suo piede restò immobile finché ci chiese con tono autoritario, quando ormai le avevamo inumidito il bel piede :<< adesso tornate nel mio sandalo!>>In quel momento C. scese le scale per andare a curiosare in cucina. Sperava di trovare la cena pronta e di poter spizzicare qua e là come era solita fare dopo una giornata di studio, ma avvicinandosi ai fornelli vide che l’acqua per la pasta non bolliva ancora e che in tavola c’erano delle piccole briciole e una bottiglia d’acqua accanto al rimpicciolitore rotto. C. capì che probabilmente quella fosse la cena preparata da A. per noi due , così , scocciata ed affamata prese il rimpicciolitore tra le mani ed iniziò a guardare se effettivamente fosse inutilizzabile. Provò a puntarlo sulla bottiglia d’acqua , ma questa rimase delle stesse dimensioni, provò a controllare se il laser funzionasse ancora e lo puntò vicino al viso , constatando che in effetti l’apparecchio non funzionava assolutamente. Con distrazione lo posò di nuovo sul tavolo pensando che avrebbe chiamato la madre e le avrebbe chiesto di prepararle la cena al più presto, ma , appena poggiò l’apparecchio sul tavolo questo si azionò e il laser la colpì in pieno ventre. C. sgranò gli occhi dal terrore nell’istante in cui realizzò ciò che era avvenuto, poi sentì un senso di vertigine e quando riaprì gli occhi si ritrovò ai piedi dell’immenso tavolo  della cucina , piccolissima nell’enorme vastità del pavimento di cotto. Istintivamente iniziò a chiamare :<< Mamma! Mamma!>> con ansia e nella speranza di essere soccorsa dalla bella A. ma quando sentì i boati dei suoi passi farsi sempre più vicini sentì il cuore salirgli in gola e il respiro smorzarsi. Corse al riparo sotto il tavolo e rimpianse in cuor suo l’aver preso in mano il rimpicciolitore, e tra l’altro imprecò per la sfortuna che aveva avuto; l’apparecchio poteva essere anche impostato sul Grow e quindi lei sarebbe anche potuta diventare più grande e non minuscola come lo era adesso.

A. entrò in cucina con il sandalo nella mano dove io e Marco eravamo ben aggrappati, ci lasciò sul tavolo e prese una sedia per sedersi dicendo:<< vi ho preparato un po’ di briciole…penso le riusciate a mangiare almeno queste!>>C. restò immobile con una mano sul petto per il terrore quando vide gli enormi piedi nudi di A. posarsi davanti a lei. Capì cosa si provava ad essere rimpiccioliti e si sentì un niente , alla stregua di un insetto alla mercé dei piedoni della madre.Quando poi A. si sedette ed accavallò le gambe , C. si inginocchiò guardando sopra la sua testa l’immensa pianta del piede di A. Pensò a che fine avrebbe fatto se malcapitatamente fosse rimasta pestata. Guardò l’avanpiede di A. roseo e morbido e tremò al pensiero che fosse più grande di una nuvola, una di quelle nuvolose enormi che passano nel cielo in autunno; con una voce vicino al pianto urlò: << Mamma!  aiuto!>> A. naturalmente non la sentì, era occupata a far mangiare me e Marco che però qualcosa udimmo e ci guardammo intorno.

<< Su, mangiate , non potete digiunare , siete in piena crescita…anche se non si direbbe!>> disse sorridendo bonariamente A. Io la guardai incuriosito senza capire se la donna avesse sentito quell’urlo o no. Pensai che C. avesse urlato dalla sua camera e che quindi A. la stesse semplicemente ignorando, mi rivolsi così a Marco e gli chiesi:<< Hai sentito anche tu?>> Marco annuì e mi rispose:<< Sembrava C…>><< Si ma da dove veniva?>> Marco masticò il boccone che aveva appena fatto e poi rispose :<< penso che sia venuto da su!>>. Confermò la mia tesi ma poi udimmo di nuovo:<< Mamma! Ti Prego!>> balzammo sull’attenti , la voce supplice e quasi disperata ci fece insospettire; come poteva A. ignorare le invocazioni della figlia , così le indicammo la direzione delle scale , abbastanza agitati.<< Cosa c’è? >> ci chiese la bella A. avvicinandoci l’immenso viso senza sospettare minimamente che ai suoi piedi, sotto il tavolo si trovasse in serio pericolo la figlia , minuscola. Noi le urlammo:<< Non senti C. gridare?>> A. non ci capì e guardò solo nella direzione che indicavamo chiedendoci:<< Volete i biscotti nella credenza!?>> noi facemmo cenno di “no” ma A. si alzò per andarci a prendere altro cibo. C. vide l’immenso piede della madre posarsi davanti a lei facendo tremare il pavimento , poi A. spinse indietro la sedia e si alzò. C. osservò i piedi della donna gigantesca posarsi l’uno dopo l’altro fino alla credenza e li A. si fermò lasciando a C. quel minimo silenzio che le permise di sentire me e Marco parlare di lei.

<< Ricky! Marco! Mi sentite almeno voi?>> disse .<< Si C. ma dove sei?>> risposi subito io.<< sono sotto il tavolo! Dovete aiutarmi ! sono diventata piccolissima!>><< Allora il rimpicciolitore non è rotto!>> esclamò Marco.C. stava per risponderci qualcosa ma ecco che A. tornò a sedersi. Sentimmo un urlo; C, era finita sotto le dita del piede destro di A. Sentì su tutto il suo corpicino il peso tremendo dell’alluce di A. sul viso fino all’addome e ne odorò l’aroma penetrante.

Continuò a gridare. Spaventatissimo , io , corsi verso il bordo del tavolo sperando di riuscire a vedere verso il basso mentre Marco corse verso il rimpicciolitore , credendo di riuscire a tornare normale e a salvare tutti. A. ci disse :<< ma che fate!>> con un tono che celava una certa rabbia. Non sentiva la piccola C. Sotto le sue dita e quindi quando si alzò per fermare me e Marco scaricò su di lei un peso enorme che fortunatamente non la uccise grazie alla stupenda morbidezza del suo polpastrello. Con uno scatto di timore A. decise di fermare sia me che Marco e riportare la situazione alla normalità, era terrorizzata al pensiero che cadessimo dal tavolo per schiantarci sul pavimento , e così pensò :<< A mali estremi…estremi rimedi!>> e la dolce A. che non aveva mai osato toccarci decise di afferrarci entrambi nella sua mano e portarci in punizione in un posto sicuro; pensò ad un barattolo vuoto di miele o a un bicchiere. Fui preso di colpo tra l’indice e il pollice della mano di A. e poi sollevato come un fuscello prima che riuscissi ad affacciarmi giù dal tavolo. Poi A. posò l’altra mano davanti a Marco che ci andò a sbattere violentemente , lo afferrò e lo strinse nel pungo dell’altra mano insieme a me. Alzandosi sollevò C. sotto il suo alluce , al quale la povera ragazza era rimasta appiccicata, si voltò e scaraventò involontariamente la figlia nel suo sandalo. C fece un volo impressionante e poi restò supina sulla suola odorosa.

Pochi istanti dopo A. lasciò me e Marco in un barattolo e lo sollevò davanti al suo viso adirato:<< dovete essere matti! Ma che vi era preso?>> noi , doloranti non rispondemmo. A. continuò:<< Adesso vi lascio li dentro, sarete più al sicuro, anche più al sicuro di C.>>Non avevamo idea di che fine avesse fatto C. l’avevamo solo sentita gridare, poi niente.A. ci posò sul tavolo e poi prese il rimpicciolitore:<< Tutta questa situazione per questo aggeggio!>> lo gettò nel secchio dell’immondizia e Marco urlò:<<Nooo!>>Io restai completamente passivo , non potevo far altro che sottostare ad A.La donna si avvicinò al tavolo e  vide , me tenermi il braccio e Marco cingersi il petto con le braccia  dolorante, ci disse :<< scusate se vi ho fatto male! Avete bisogno di qualcosa?>> noi non rispondemmo :<< Cercherò di essere più delicata la prossima volta..>> disse e poi guardò in terra per rinfilarsi i sandali.

Li indossò entrambi e poi prese la borsa sulla credenza dicendo:<<Su , vi metto in salotto e faccio qualche chiamata, non potete passare la notte in questo stato.>> ci prese e si avviò verso il salotto.

Fu allora che guardando in basso, attraverso il fondo trasparente del barattolo , vidi C.Rabbrividii: se ne stava senza sensi stretta tra l’alluce e l’altro dito di A. che camminava pesantemente. Feci per girarmi ed avvisare A. ma lei ci posò sul divano e si andò a sedere dietro di noi , al telefono. Accavallò le gambe e si mise a fare numeri e a parlare con le amiche per informarsi su chi avesse a disposizione un rimpicciolitore. SI mise a dondolare il piede, proprio quello dove era C. Non la vide li, tra le sue dita e se solo avesse stretto minimamente la morsa l’avrebbe stritolata. C. era talmente immobile che sembrava morta. Poi ad un tratto aprì gli occhi e si tenne stretta al piede della madre temendo di cadere nel vuoto. Urlava qualcosa ma non potevo sentirla. Intanto A. si faceva dondolare il sandalo al piede e muoveva le dita costringendo la figlia a spostarsi pericolosamente. D’un tratto tese la gamba e la sollevò, iniziando a roteare il piede nell’aria mentre aspettava che rispondessero al telefono. C. prese la presa e scivolò lungo tutta la suola del sandalo di A, vedendosi tutta la bella pianta del piede della madre sfilargli sopra in tutta la sua immensità. Poi cadde nel vuoto ma atterrò sul morbido cuscino della poltrona, tra le gambe della donna. Restai attonito e senza fiato , poi pensai che C. adesso era al sicuro.Marco aveva le lacrime agli occhi e onestamente neanche io sapevo se C. ce l’avrebbe fatta.

Fine.






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