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Il vino divino

Part I sent by Packy and uploaded on data 15/February/2003 21:03:15


Che io e mia moglie con regolarità andassimo a fare delle passeggiate domenicali non era certo una novità, ma questa domenica e i giorni seguenti son certo che non me li sarei mai più dimenticati.Tutto iniziò quando una vecchia amica di Flavia, Flavia è mia moglie, c’invitò nella sua tenuta viticola, io ne restai entusiasta, semplicemente per il fatto di poter veder da vicino la vita in una cantina agricola.

La tenuta era situata nella regione di Asti, non molto distante dal comune di Barbaresco, da cui appunto trae il nome anche un famoso vino.Durante il viaggio mia moglie non fu in grado di darmi delle esaurienti esplicazioni alle mie richieste sull’esatta ubicazione della cantina, giacché gli unici dati che aveva ottenuto dall’amica erano soltanto alcuni nomi e pochi riferimenti stradali annotati su un piccolo bloc-notes.Da lì intuii che l’avventura domenicale stava prendendo una brutta piega.Brutta piega……beh,dipende dai punti di vista!

Fino all’uscita dell’autostrada tutto bene, ma dopo una buona oretta di stradine io iniziai ad impazientirmi e le chiesi:”Senti cara, ma sai dove stiamo andando?”, classica domanda da litigio. Lei, con il carattere dominante che aveva,rispose:”Sentimi bene, non sarete solo voi uomini capaci ad orientarvi, lasciami fare!”.Non passarono cinque minuti che svoltammo su una strada sterrata, dove al lato vi era posta la scritta dell’azienda agricola.Avendo ricevuto un invito personale non mi meravigliai più di tanto sul fatto che oltre a noi non vi fossero altri visitatori.Parcheggiata la macchina davanti alla grande casa adiacente i capannoni, Flavia esclamò: “Toh! Che ti serva da lezione, l’ho sempre detto che anch’io me la cavo, su dai caro non far quella faccia, avevi forse dei dubbi? Ecco vedi quella è Sandra, è dai tempi del liceo che non la vedo più, infatti ci siamo sempre tenute in contatto per corrispondenza ,sempre molto elegante e snella.” Dopo i convenevoli di rito Sandra ci spiegò il programma:visita alle tenute in mattinata con degustazione prima di pranzo, e in seguito visita alle cantine e pure al piccolo museo del vino che era sito all’interno della casa. Era una giornata temperata sebbene fossimo già in novembre inoltrato, durante la nostra visita posi molte domande sulle varie tecniche di produzione e in particolare chiesi a Sandra chi fossero i proprietari e com’era possibile che avessero il tempo di dedicarsi ai visitatori, e lei mi rispose:”Allora, la proprietà appartiene alla mia famiglia da sempre.Ho  dei documenti nel museo molto interessanti, infatti si narra già della cantina nel XVI secolo e,in quanto al tempo profuso per i visitatori,in novembre,subito dopo la vendemmia,io ho le giornate meno stressanti e quindi posso svolgere bene le mie relazioni pubbliche.La visita d’oggi l’avevo promesso a Flavia.”.

Dopo la degustazione,seguita dal pranzo, Flavia manifestava già i primi segni d’ebbrezza, quel sorriso beffardo e soprattutto il suo linguaggio alquanto volgare.Non posso dire che non  fossi  anch’io leggermente allegrotto, in ogni caso l’alcol lo sopporto meglio. A pranzo gustammo pure degli squisiti digestivi.Non è che il comportamento di Flavia mi turbasse più di tanto, non fosse per il fatto che eravamo fuori casa, e poi la conoscevo,sapevo quindi che ad un certo punto avrebbe parlato il vino, come recita il famoso brocardo latino “In vino veritas” che non sbaglia mai o quasi. Infatti, il vino su di lei faceva degli strani effetti, il più vistoso era che le inibiva quasi totalmente il controllo, liberando totalmente la sua libido, potete ben immaginare la mia preoccupazione, e il pomeriggio non era ancora finito!La parte culturale consisteva nella visita del museo che includeva pure un’enoteca storica,Sandra era un’abile cicerone, molto preparata nella materia. A qualsiasi domanda relativa alla tecnica viticola e affini seppe darmi esaurienti risposte.Ad un tratto fui colpito da una bacheca che conteneva alcune vecchie bottiglie,sulle etichette delle quali si poteva leggere a stento.Erano del XIX secolo, pertanto si trattava di vino molto vecchio, e la placca citava “Vino della Dea Era”.Io fermai Sandra chiedendole lumi: “Di che vino si tratta?” e lei con un sorriso rispose:”Si tratta di un vino molto vecchio, e il sistema di vinificazione risale alla notte dei tempi.La nostra cantina,almeno da quanto mi ricordo,non lo ha mia prodotto e la ricetta era un segreto di  queste terre dai tempi della caccia alle streghe.Si pensa che la ricetta fosse una pozione maledetta, perché si cita in alcuni trattati che detto intruglio,mascherato da vino,permettesse alle donne di soddisfare la sete di vendetta sul sesso maschile.Questa è la leggenda, ma in tempi recenti,risalenti al 1800, forse per esorcizzare la paura dei sabba satanici,si era abbinata l’origine del vino alla mitologia greca, la conosci?”. Io,più interessato che mai,risposi:”No, assolutamente, ma continua, m’interessa questa legenda.”.Sandra, alquanto contrariata,disse:”Non si tratta di una favola, è bene sapere che ogni leggenda trae sempre spunto da fardelli di verità.Come dicevo,secondo  la mitologia dell’olimpo,  si narra che fu la dea Era a preparare la ricetta del vino per punire Zeus, suo marito, per i perpetrati tradimenti d’amore.

Il vino,se bevuto da un uomo,lo avrebbe reso inerme a tal punto che perfino una donna avrebbe potuto abusare di lui e,se bevuto da una donna, l’avrebbe resa potente e imbattibile.Naturalmente la leggenda vuole pure che l’intruglio avesse un effetto limitato nel tempo, ma questo nessuno lo sa!”.Io sempre incuriosito continuai con la sequela di domande e le chiesi:”Senti, ma allora nessuno lo ha mai gustato questo vino?”. Sandra,quasi scocciata: “No, il vino nelle bottiglie no, però ho delle piccole riserve che furono vinificate, sulla base di ricette antiche, dalla mia povera madre, svariati anni or sono.In ogni caso a te non lo faccio bere, però tu, Flavia, se lo vuoi assaggiare non c’è problema.Si tratta di un vino divino confezionato appunto secondo i dettami di una dea.” Io, contrariato, insistetti: ”Sandra insisto, lo voglio assaggiare anch’io, io a queste cazzate greche non ci credo mica!”. Sandra con un sorriso beffardo disse:”Ti ho detto che è un vino per noi donne, te ne potresti pentire, poi non dar a me la colpa. E va bene,sia, venite con me! -, Flavia era già allegra, ma supposi che un bicchiere in più non le avrebbe fatto niente. Ci accomodammo nel salone e Sandra ci allungò i bicchieri, il colore era ambrato, non tipico della regione dove era sito la cantina, lo bevvi, era squisito. Gli effetti che fece a Flavia non mi meravigliarono più di quel tanto,d’altra parte era già alquanto ubriaca.Devo dire che nelle ore successive mi venne un leggero mal di testa e non so….come mi mancasse l’equilibrio, come se da un momento all’altro dovessi perdere i sensi, ma diedi la colpa agli alcolici gustati nella cantina.Finalmente ci congedammo da Sandra, balzai in macchina al posto di guida, mia moglie non era certo in grado di guidare, continuava a ridere ed era diventata perfino arrogante. Mi scherniva, non era mai capitato, ma feci finta di niente. A casa il mio mal di testa era aumentato e quei sensi di vertigini si erano fatti più frequenti.Deposi le bottiglie che avevamo acquistato in giornata e dissi a Flavia :”Senti io mi faccio una doccia e poi prendo una compressa per il mal di testa.”. E lei: “Lascia aperto la porta del bagno, così quando sei sotto la doccia vengo a toccarti il pisellino, sai quel vino della dea mi sta eccitando, mi sa che devi far attenzione,ho voglia d’immobilizzarti e farti tutte quelle cosine proibite, che a te danno fastidio eh eh eh !!”, io non ci feci molto caso, mi spogliai, indossai l’accappatoio e andai in bagno,poi mi voltai per chiudere a chiave la porta. Flavia ubriaca in bagno non ce la volevo! Ma, ad un tratto, mi trovai avvolto dall’accappatoio, cercai di liberarmi,era buio, dopo alcuni minuti riuscii a guadagnare la luce e restai allibito. La porta del bagno troneggiava sopra di me,guardai intorno e notai con stupore che non solo la porta  era diventata enorme,bensì tutto il mondo attorno a me.”Ma come?”, mi chiesi, le mie riflessioni vennero interrotte dal boato della voce di Flavia, e li capii  una cosa: non doveva trovarmi così, non perché avessi vergogna, ma conoscendola, femmina dominante, libidinosa e per di più ubriaca non potevo ancora immaginare cosa mi avrebbe fatto. Così cercai riparo dietro la cesta della biancheria sporca.Non appena al riparo,lei entrò.Il pavimento vibrava ad ogni suo passo, era enorme, non fui in grado ancora di stabilire le mie dimensioni, però feci delle proporzioni.

Le piastrelle del bagno erano 20 cm per 20, io non  arrivavo neanche a metà altezza, quindi supposi che la mia statura dovesse essere di circa 8 cm..Al mio confronto Flavia,che era alta 1,85 mt. ,corrispondeva ad una gigantessa di 40 metri circa. Dalla mia postazione di fortuna notai che si era tolta le scarpe e ora camminava scalza per tutta la casa, unicamente con i collant.Aveva i piedi sudati, lo capii dalle impronte dei suoi enormi piedi lasciate sul pavimento del bagno. I collant le arrivavano fin sotto la gonna, i suoi piedi sebbene assai distanti da me emanavano quel tipico odore, molto fastidioso. Alzai lo sguardo e vidi il suo,la sua voce riecheggiò per tutto il bagno come un tuono: “Uhhh, caro, ma dove si è nascosto il mio tesoro?”. Non vedendomi uscì e andò in camera, la ricerca dopo alcuni minuti risultò vana e, incazzata, entrò in bagno e iniziò a spogliarsi dicendo:”Bene allora vuoi fare il furbo, vado io sotto la doccia!”.Con scioltezza scagliò tutti i vestiti nella cesta, soltanto una calza di nylon le cadde all’esterno e guarda caso sopra di me. L’odore suadente e fastidioso allo stesso tempo mi pervase.Quegli attimi di gioia vennero interrotti allorquando lei,chinatasi, raccolse la calza e inavvertitamente anche me  che, in un attimo, mi ritrovai all’interno della cesta. Venni pervaso dal panico, mi rigirai e mi ritrovai avvolto dalle sue mutandine e dalle sue calze ancora calde. C'era una possibilità di fuga. Infatti  la cesta presentava dei fori, aperture fatte apposta, suppongo, per lasciar un minimo di ventilazione.Tali orifizi li avrei sfruttati quali pioli di fortuna per raggiungere l’orlo.Attesi lo scroscio della doccia, il quale avrebbe significato una decina di minuti buona per uscire e andarmi a cercare un rifugio.Una volta raggiunto il bordo, mi guardai attorno, mi resi conto che ero minuscolo.

Non ebbi molto tempo per le mie riflessioni, dovevo trovarmi un nascondiglio, dove  avrei potuto ragionare di come fosse stato possibile tutto ciò. Iniziai la discesa, improvvisamente l’acqua della doccia si fermò, e capii che da lì ad un attimo Flavia sarebbe uscita. Si ,ero piccolo, ma mi avrebbe sicuramente visto. Sotto di me c’era l’accappatoio che mia moglie aveva scostato, sicuramente avrebbe attutito la mia caduta, si trattava solo di 5 o 6 metri, e così mi lasciai cadere.Al contatto con il tessuto ruzzolai in una tasca e non feci nemmeno in tempo a cercare di uscire, in quanto Flavia sollevò l’indumento e lo indossò.  Se avesse infilato una mano nella tasca m’avrebbe trovato. Avrei dovuto restare lì fin quando lei non avesse appeso l’accappatoio. Mi dovevo rassegnare, la cosa che mi stupiva era il fatto che non le interessasse affatto che io fossi scomparso. Asciugandosi i capelli si mise pure a canticchiare e, dal tono, intuii che fosse ancora allegrotta. D’istinto mi ero rannicchiato sul fondo della tasca, per me i suoi movimenti davanti allo specchio corrispondevano ad un terremoto continuo. Ad un tratto la luce del bagno mi raggiunse, era lei che aveva allargato leggermente la tasca per lasciarci cadere alcune mollette per i capelli che mi caddero addosso.Lo stupore si tramutò presto in panico. Infatti, se le aveva messe lì prima o poi da lì le avrebbe riprese, con le logiche conseguenze del caso se io non vi avessi posto rimedio.Il tempo per pensare era esiguo, ero in trappola, mi avrebbe scovato, non potevo nemmeno immaginare cosa sarebbe successo! Improvvisamente la sua enorme mano s’infilò nella tasca e le sue enormi dita,muovendosi in qua e in là,mi raggiunsero.Non appena il suo indice mi toccò,lanciai un grido e, istintivamente, lei tolse la mano.  La tasca s’allargò, lasciandomi  inerme in mezzo alle sue enormi mollette per i capelli. La guardai, gli sguardi s’incrociarono e lei: “Ma! Cos..a, ma cosa sei, ma cazzooo sei tu Fabio?”,  io mi rassegnai, oramai mi aveva scovato, e la mia paura di lei si tramutò in una speranza, infatti la sua espressione di stupore venne sostituita dalla sua abituale espressione dolce. Allungò la mano e mi disse:”Afferra un dito che ti tolgo da lì, impiastro che non sei altro!”. Mi depose sul lavabo,si chinò verso di me e iniziò a scrutarmi.La sua dolce espressione si tramutò in un ghigno preoccupante. Capii, era ancora ubriaca, la mia teoria venne confermata dai fatti. Dopo una sottile risata allungò il suo indice dicendomi:”Eh eh eh, ma guarda qua il mio piccolo maritino! Cos’hai lì, in mezzo alle gambine… Ohhhh…ma che bel pisellino! Perché fai quella faccina? Lo sai che ogni occasione che ho per sottometterti non me la lascio scappare, e questa non è roba da tutti i giorni, sai !?! Mi sa che sei in un bel guaio!!! Allora, cosa preferisci, far sesso prima di cena oppure dopo?”.

Io la conoscevo,non l’avrei fatta franca, era una dominante,le piaceva e godeva quando io mi ribellavo ai suoi metodi. Più di una volta non avevo assecondato le sue fantasie erotiche, e mi ricordo pure che in quelle occasioni s’incazzava. In quegli  attimi di panico cercai di riordinare le idee. Mentre lei, divertendosi, mi stava tormentando con le sue enormi dita, di scatto  urlai:” Bastaaa! Non puoi farmi questo, ritorna in te, ti sarà passata ormai la sbornia….!?!”.E lei,prontamente, a testimonianza del fatto che ubriaca non lo fosse più o che lo fosse solo limitatamente,rispose:”Ma caro, cosa pensi?Non hai ancora capito? Io si!!! Sai, è il destino! Mi rendo conto che effettivamente mi sto comportando maluccio con te, ma è come una droga, sai, è il vino mitologico che abbiamo assaggiato oggi, ti ricordi, la dea Era e Zeus? Eh eh eh, ti ricordi cosa ci disse Sandra?Il maschio sarebbe diventato inerme e indifeso in balia della femmina possente e …. mhmmm porcellina, l’unica cosa che mi preoccupa è la durata dell’effetto, quindi non voglio mica perdere questa possibilità. Non aver paura, non ti farò male!”.Con un espressione cinica s’avvicinò con il viso  a me, leccandosi le labbra. Era bravissima con il movimento della lingua, e non posso negare che,se non m’avesse fatto male, la cosa avrebbe potuto anche piacermi. In ogni caso, il fatto che Flavia m’avrebbe leccato tutto come una caramella non mi eccitava più di quel tanto. La sua poderosa mano m’avvolse, dal suo pugno sporgevo sopra con la testa e sotto con le gambe, dal ginocchio in giù. Speravo soltanto che sapesse dosare sapientemente la sua titanica forza, il pericolo di essere spappolato era incombente. Fui sollevato fino alla bocca e  baciato amorevolmente, poi Flavia mi disse:”Caro,approfittane anche tu, ti farò passare momenti fantastici! Pensa, ti farò pure giocare con una figa gigantesca, cosa vuoi di più?”.A sentire quelle parole  raggelai, me lo avrebbe fatto fare, quando e come non mi era ancora dato saperlo, ma una cosa era certa:era una dominante e faceva sempre quel che diceva. Portandomi in cucina continuò con il suo monologo: “Ora mi devo far bella per te, nel frattempo approfittane per mangiar qualche cosa.Visto che sei così piccolo ti metto nella scatola dei biscotti, così mangi e non puoi scappare a nasconderti. Dimmi quali preferisci, farciti alla crema di cioccolato oppure quelli con la marmellata? Abbuffati come vuoi e non preoccuparti se ti sporchi, dopo ti do una passata io… eh eh eh.- , dicendomelo fece sbattere svariate volte e rapidamente la lingua a destra e a sinistra. Ero completamente inerme!!! Non era ubriaca, era come drogata, alterata, non riuscivo a spiegarmelo. D’altronde anch’io non ero più alticcio però ero, e si può dirlo, alterato fisicamente! Flavia prese da un armadio pensile della cucina una grande scatola di metallo, aprì il coperchio e mi ci scaraventò dentro. Mi guardai attorno, ero circondato dai biscotti, poi volsi lo sguardo verso l’alto, il bordo era ad almeno tre metri, lei s’abbassò con la testa e disse:” Ora ti chiudo dentro, non andartene, che vado a farmi bella!Sai…. ho in mente alcune cosine stuzzicanti!”. Chiuso dentro, mi trovai al buio completo, ne approfittai per mangiare qualche briciola gigantesca. Dopo un quarto d’ora circa, udii un rumore di tacchi che si stava avvicinando, infatti anche in cucina avevamo un pavimento di piastrelle.La scatola si mosse e capii  che  era stata sollevata, il coperchio s’aprì e comparve l’enorme faccia sorridente di Flavia. Nel frattempo si era truccata, aveva messo un rossetto di un rosso vivo e aveva rinforzato con il rimmel le ciglia, il tutto con un tocco fine di  fondo tinta.

Decisamente sexy! Ma le sorprese non erano finite, infatti, ridendo, capovolse il contenitore e mi scaraventò sul piano di marmo nero della cucina, mi ruzzolarono addosso  tutti i biscotti. Ci misi alcuni secondi a riprendermi poi mi misi in piedi e alzai lo sguardo. La vidi, indossava il completo di pelle, un abito senza maniche, scollato, che  finiva con una gonna molto corta. Il suo sorriso mi stava preoccupando, lei tranquillamente allungò la mano verso un posacenere nel quale  aveva riposto una sigaretta, se la portò alla bocca e tirò una boccata, si avvicinò  a me e poi espirò violentemente. Il fumo, denso di nicotina, m’avvolse, con la logica conseguenza per un non fumatore. Presi a tossire, lei  sapeva che la cosa mi dava tremendamente fastidio. Il suo gioco era chiaro, nei giorni a venire, o per lo meno fin quando non sarei ritornato normale, il suo intento era di farmi subire tutte quelle cose che a me davano fastidio e che in una situazione normale non le avrei mai permesso. Mi trovavo in una situazione paradossale, i suoi abusi erano appena iniziati, dopo avermi quasi soffocato con il fumo, m’ordinò:” Bene,ora il mio schiavetto rimette tutti i biscotti nella scatola! Ti do due minuti di tempo, se non ce la fai ti punisco con questa, eh eh eh, lo sai cos’è? Eh eh eh, vedo dalla tua espressione che hai capito, si, è una piccola frusta! Adesso iniziamo, pronti via!!!”. Sebbene mi stesse umiliando, lei mi piaceva, i suoi metodi mi piacevano così così, ma lei sapeva essere femminile, e quindi ,di buon grado, iniziai ad eseguire il suo ordine, consapevole che in due soli minuti non avrei mai potuto rimettere in ordine tutto quel casino di biscotti sparsi su tutto il piano della cucina. Le i lo sapeva! Infatti non era  passato ancora il primo minuto che lei già, quasi impaziente, faceva sbattere con la mano destra il frusitino  sul palmo della sinistra. Il tempo a me concesso passò, non mi avvertì neppure, poi un colpo assordante, mi voltai di scatto e vidi un biscotto letteralmente polverizzato dal violento colpo sferratogli con il frustino da Flavia che, ridendo, mi disse :”Ora mi diverto un poco con il mio topolino che voleva mangiarsi tutti i biscottini!”. Non sapevo se stesse parlando seriamente oppure volesse farmi solo paura, ad uno ad uno tutti i biscotti che non ero riuscito a rimettere nella scatola vennero spezzati dal suo frustino, io la guardavo mentre mi stava avvicinando l’estremità della frusta gigantesca, dal mio punto di vista naturalmente. Me la puntò allo stomaco e mi spinse fin contro la scatola in metallo, l’abbassò fin sotto il  cavallo delle mie gambe e prese delicatamente a massaggiarmi i coglioni, poi con una smorfia di soddisfazione disse:”  Mhmmm…ma che bella merenda hai lì! Allora cosa preferisci, una punizione di frustino, oppure fare alcuni giochini  alla tua dolce metà?”. Ancora un pochino frastornato, risposi:” Tutto quello che vuoi, ma non farmi male ti prego!”.

E lei con una vocina: “Ohhh, no, non voglio farti male, però se mi disobbedisci mi divertirò a tormentarti  e credimi non te lo consiglio! Ma adesso avvicinati al bordo, perché sei tutto sporco di crema, …..perché esiti? Guarda che se non ottemperi con tempestività ai miei ordini è come se mi disobbedisci del tutto, hai capito?” lentamente m’avvicinai fino ai limiti del piano, fino a sporgermi, soffrivo leggermente di vertigini e in quell’ultima ora la mia fobia per il vuoto venne messa a dura prova. Infatti, l’altezza normale di un tavolo o piano di lavoro corrispondevano,date le mie dimensioni, a circa 20 metri.Da lì vidi finalmente come si era vestita per farmi la festa, oltre al tipico abbigliamento sadomaso, portava dei collant finemente ricamati, come piacevano a me, ed inoltre, dettaglio di non poca importanza, calzava i suoi stivali alti, nero lucido. In un attimo mi trovai il frustino dietro la  schiena. Lei non poteva rendersi conto che io avevo più paura del vuoto che di lei, in quel momento, ma in ogni caso si destreggiava bene. Infatti la frusta me l’aveva appoggiata a tergo, così facendo m’impediva di arretrare e l’aveva pensata bene, perché lei, con calma, si era chinata e, muovendo lentamente la lingua in modo assai sensuale, mi stava comunicando le sue intenzioni. Non è che io ne fossi entusiasta, via e via era sempre più vicina.Ora potevo sentire il suo alito intriso di nicotina misto ai sentori dell’alcol ingerito, e prima di sferrare il suo libidinoso attacco mi disse:” Mhmm, ma che bel biscottino, non oppormi resistenza, lo sai come sono, oramai ho deciso di lavorarti un pochino di lingua, su dai lasciati andare, e apprezza questi momenti indimenticabili!”- SLURP SLURP- Non paga, m’ordinò:”Su, adesso girati,allarga le gambe e alza le braccina!”. Ubbidii, -SLURP SULRP-, il tormento durò non so quanto, si destreggiava bene con la frusta, mi faceva ruzzolare come voleva e dove voleva, nel vedermi indifeso e in sua balia  traeva godimento, io ero completamente fradicio di saliva, ero tutto attaccaticcio, e lei lo sapeva. Prova ne fu il fatto che  prese la zuccheriera, ne aprì il coperchio e, posandola davanti a me, mi ordinò: “Saltaci dentro, voglio gustarti dolce eh eh eh!!!”. Io reagii e le ribadendole il mio dissenso: “No, basta Flavia, ora hai oltrepassato i limiti, mi ci dovrai mettere tu li dentro!”.I temuti effetti di un mio rifiuto non tardarono a manifestarsi, era già impressionante così gigantesca,ma quando depose il maledetto frustino ebbi davvero paura. Il suo sorriso non prometteva niente di buono. Prima con la destra poi con la sinistra si infilò i guanti di pelle, facendoli aderire bene, poi, fulmineamente, mi catturò con facilità e mi scaraventò all’interno della  zuccheriera. Mi fece ruzzolare più volte al fine di far aderire quanto più zucchero possibile. Una volta ben “impastato”, mi sollevò per una gamba,fin sopra la sua testa,e, inclinando indietro il capo, aprì la bocca, mostrandomi la lingua. Cinicamente  mi aveva portato sulla verticale della sua enorme bocca e, prima di calarmici all’interno,disse:” E ora assaporiamo questa caramellina dolce mhmmm!!!”. Inutile dire che il tutto mi risultava assai sgradevole, essere letteralmente succhiato come un lecca-lecca. Ripeté l’operazione con lo zucchero diverse volte, la cosa doveva stimolarla non poco. Sotto questo aspetto, come marito, non l’avevo mai conosciuta. Golosa, si, ma non fin a questo punto. Probabilmente erano gli strani effetti di quel vino divino!

Quando ebbe finito i suoi giochini sessuali, mi prese, devo dire assai rudemente, e mi disse:” Bene, ora sei tu che mi devi fare i servizietti!”. Mi depose sul pavimento e, tenendosi eretta con il busto, s’inginocchiò allargando le gambe. Dalla mia prospettiva faceva paura, e non potei far a meno di notare che non aveva nemmeno indossato le mutandine. L’istinto era più forte di me, a quella visione.Aveva una splendida figa, infatti il mio pisellino non mi smentì e lentamente iniziò a drizzarsi, ma non fui il solo a notarlo. Anche Flavia lo vide e mi disse:”Ehi, porcellino, non eccitarti, tanto questa sera non te la do! Sono stanca, ma ti prometto che domani sarà un gran giorno di…. zia eh eh eh! Per ora avevo pensato di sedermi in poltrona e di togliermi questi stivali per farmi massaggiare i piedini, sentirai che profumino!!!”.

Detto fatto, il tanfo, malgrado fosse appena stata sotto la doccia era indescrivibile, e poi i collant non aiutavano certo ad arieggiare i piedi. Da li sotto riuscivo a vedere a stento che se la stava toccando con la sua mano,muovendola in modo provocante. Ogni tanto mi fermavo a riposare, ero sfinito, e lei non trovava altro di meglio che roteare l’enorme piede puzzolente al fine di riagguantarmi e rimettermi sotto il suo giogo, ogni colpo che ricevevo era una bordata pazzesca. Mi aveva quasi distrutto, ma la tortura pareva non aver fine. Dopo una buona oretta di sevizie, si alzò in piedi di scatto e, da tutta la sua imponenza, allargò leggermente le gambe, così solo per farmela vedere, c’infilò la sua manina e iniziò a massaggiarsela. Il suo godimento era palese, e poi disse :”Ti piace vedere una donna che si masturba,non è vero porco?!?”. Perplesso,le gridai:”Senti Flavia, se non vuoi essere guardata, vai da un’altra parte!”. Lei, quasi arrabbiata, disse: ”Fai pure lo spiritoso, mi sa che una piccola punizione non ti farà male eheheheh!!!”. Iniziò lentamente a sfilarsi un collant, alzò la gamba e l’appoggiò sulla poltrona per sfilarselo del tutto, poi fulmineamente appoggiò il piede scalzo sopra di me e prese a massaggiarmi.Il piede era caldo, sudato, e fetido, ci mancava poco che svenissi e lei, divertendosi, disse: ”Così impari a sfottere, ti piace non è vero?”.Urlai a squarciagola, mi stava massacrando, non se ne rendeva conto- Bastaaaaaa, mi stai ammazzando…-Si fermò e si chinò verso di me chiedendomi: ”Ehi come stai? Scusa non pensavo di farti male. Si, hai ragione, forse per oggi è meglio smettere,sono stanca anch’io.Ma dove posso metterti per la notte? Vorrei ritrovarti ancora domani!…mhmmm.. ah si, ecco, la mia pulce questa notte la metto qua, eh eh eh eh!”. Capii cosa avesse in mente solo quando mi trovai sulla verticale di uno dei due stivali in pelle che aveva calzato fino a qualche attimo prima e la implorai: “Noooo, non puoi…ti prometto che non scappo, e poi dove scappare,ti supplico..”. Mollò la presa ed io caddi dentro – aiutoooo- ruzzolai fino alla punta, lì era un pozzo fetido di sudore  caldissimo. Cercai di sollevarmi ma lo spazio  per restar eretto non c’era, gli stivali avevano i tacchi molto alti, di conseguenza il fondo era inclinato verso l’alto in modo molto accentuato così che, alzando il capo, scorsi i bordi e vidi pure Flavia che ridendo mi esclamò: ”Questa notte tu dormi lì e, se ti viene freddo, ti do un mio collant. Bye, buona notte stronzetto, ti auguro giganteschi sogni d’oro, e ti prometto che domani ti farò divertire con la farfallina!”.

Una volta infilato il collant fu buio, e mi rassegnai. Le pareti erano lisce e non avevo nessuna possibilità di fuga, ero sfinito, mi chiedevo per quanto tempo ancora quel vino maledetto avesse fatto effetto e,soprattutto, cosa avesse in serbo per me domani Flavia!

Continua...



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